“Inconsapevoli digitali”

Lo spunto per questa breve riflessione nasce da un breve articolo che ho avuto il piacere di leggere oggi e che in modo sintetico ma esaustivo descrive un pensiero che nutro da tempo e con il quale ogni giorno, volente o nolente, mi confronto a causa del lavoro che svolgo.

Che cosa significa realmente essere “nativi digitali”? L’uso naturale di un dispositivo touch, ridotto a semplice gestualità, può essere considerato sinonimo di cultura verso il mezzo che si sta utilizzando? Le nuove generazioni crescono sempre più a stretto contatto con la tecnologia e con i suoi prodotti ma quanta consapevolezza c’è in loro nell’utilizzo di questi strumenti e nelle sottili e delicate dinamiche che ne sottendono il funzionamento?

Nell’articolo Paolo Attivissimo descrive molto bene una situazione che è sotto i nostri occhi ogni giorno e che accompagnata da una tecnologia sempre più pervasiva e distribuita rischia di creare generazioni di “zombie digitali“, ossia utenti inconsapevoli e schiavi di oggetti e dinamiche su cui non hanno alcun controllo.

Ritengo sia assolutamente prioritario e fondamentale investire tempo e risorse per fare formazione, non solo sui giovanissimi ma anche sui genitori. Attività ed iniziative mirate ad insegnare la programmazione ai più piccoli non hanno come principale obiettivo quello di creare eserciti di programmatori ma piuttosto uomini e donne educati ad un utilizzo consapevole delle infinite possibilità che oggi la tecnologia ci mette a disposizione per imparare, comunicare e lavorare. Giovani (e non) più consapevoli sono utenti in grado di utilizzare gli strumenti tecnologici per creare un futuro migliore e saranno in grado di dominare il progresso invece che diventare semplici “marionette” guidate dalla moda dell’app del momento.

Superare l’inconsapevolezza per sfruttare possibilità uniche di creare, progettare e dare vita ai propri sogni. Ne vale la pena vero? Oggi, forse, più che in altri momenti. Perchè in fondo “viviamo in un’epoca meravigliosa”!

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