#IceBucketChallenge in salsa italiana

Bill-Gates-supera-la-sfida-dellacqua-ghiacciata Cosa sia l’Ice Bucket Challenge e come nelle ultime settimane sia sceso in campo per raccogliere fondi per la ricerca sulla SLA penso sia chiaro a tutti. Se non lo sapete vi basterà una rapida ricerca su Google per dissipare ogni dubbio ed ogni curiosità. Se poi desiderate vedere qualche secchiata d’acqua gelida in azione vi basterà ricercare sui vari social con l’hashtag #IceBucketChallenge per vedere soddisfatta la vostra curiosità.

La campagna di social hacktivism è partita dagli USA e come spesso accade è arrivata di condivisione in condivisione nel nostro paese. Non so come sia stata accolta dall’opinione pubblica e cosa si dica oltre oceano di chi si mette in mostra tirandosi, o facendosi tirare, una secchiata d’acqua gelida in testa invitando a donare fondi sulla ricerca ma indubbiamente il risultato della campagna parla da solo: confrontando i dati di quest’anno con lo stesso periodo del 2013 le donazioni sono passate da circa 2,8 milioni di dollari a circa 40 milioni (dati aggiornati al 21 agosto quindi molto probabilmente già superati). Impossibile non decretarne il totale successo.

Anche in Italia qualcosa si è mosso e se 24 ore fa le donazioni raccolte da AISLA ONLUS (www.aisla.it) ammontavano a 70.000 euro adesso sono salite a 185.000 euro. Numeri certamente diversi da quelli realizzati in America ma è inutile ed innegabile dire che il motivo di questa generosità è stato scatenato dalla virale diffusione delle secchiate d’acqua. In poco meno di una settimana sono state raccolte un decimo delle donazioni totalizzate in tutto il 2013. [AGGIORNAMENTO del 27 agosto 2014: la cifra raccolta ammonta a 685.000 euro – fonte AISLA ONLUS]

In Italia però amiamo molto criticare, giudicare, ammonire e dare dei “coglioni e dei pagliacci” in modo gratuito e molto spesso incontrollato. In rete si leggono tantissimi giudizi e punti di vista di persone più o meno famose che giudicano questo fenomeno un’autentica pagliacciata fatta per mettersi in mostra. Molti invitano ad effettuare la propria donazione in silenzio, senza mettere in mostra la generosità che si nasconde dietro questo gesto. E’ vero che la carità più autentica è sempre fatta nel silenzio della propria stanza ma è molto probabile che ci sfugga qualcosa nelle dinamiche e nel funzionamento dei social network. O molto più probabilmente li utilizziamo male. Se fossero state fatte donazioni silenziose da qualche VIP, senza ricorrere alla viralità di questa sfida, non sarebbero mai state raccolte queste cifre. Amiamo condividere all’infinito gattini, veline e calciatori. Ma per tutto il resto ci indigniamo e protestiamo provando, senza successo, a dimostrarci più bravi degli altri con quella falsa moralità e quel finto perbenismo che ci contraddistingue fin troppo bene e che forse è la causa prima dei nostri mali.

Ricordo che qualche mese fa era stato lanciato un contest fatto di video e nomination proprio come l’Ice Bucket Challenge. In quel caso però non c’era alcuna raccolta benefica e il nominato doveva solo scolarsi una birra tutta d’un fiato. Come sempre ci sono state le degenerazioni e c’è chi è morto per aver trangugiato quantitativi inumani di vodka o roba simile. Nessuno ha protestato e tutti commentavamo e condividevamo.

Ora invece la cosa ci infastidisce e ci rende giudici spietati, smaniosi di mostrare al mondo la nostra morale. Quello che è certo è che tutta questa sfilza di docce fredde ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica la SLA e tutte le problematiche correlate alla ricerca di una cura per questa malattia degenerativa. Si tratta di una campagna virale e come tale va presa. Visto che poi sta portando soldi inattesi (e che difficilmente sarebbero arrivati) non mi sembra di scorgere nulla di negativo in tutto questo.

E poi, se proprio vogliamo essere pignoli, il contest nella sua versione originale prevede che una volta nominati si possa decidere se fare la doccia fredda rimettendo in circolo la provocazione oppure fare una donazione. Una scelta esclude l’altra, almeno a livello teorico. Esiste poi la piena libertà di fare entrambe le cose ma in questo modo la libertà di donare rimane “nel segreto” e questo rende il gesto più sincero ed autentico. In ogni modo però l’invito si rimette in circolo, diffondendosi in modo virale da un utente all’altro. Ed è questo il punto di forza dell’idea: essere virale ed espandersi in modo esponenziale ed incontrollato.

In molti poi hanno contestato la doccia invitando le persone a donare e a farsi riprendere con l’assegno della donazione. Nulla di più sbagliato per bloccare la diffusione dell’iniziativa e il numero di donazioni. Si innescherebbe il senso di inferiorità della propria donazione e la competizione con chi dona di più. C’è molta più poesia ed autenticità se la donazione e la sua entità restano segrete. Così tutti, dal più povero al più facoltoso, potranno donare e contribuire alla ricerca. Quello che conta è che l’invito venga rilanciato. Tutto il resto rimane confinato nella coscienza e nell’intimità di ciascuno di noi. Saranno poi i numeri delle donazioni raccolte a parlare e per ora mi sembra che parlino bene.

Qualunque sia il vostro punto di vista sulle docce fredde, tormentone di questa estate, sappiate che anche io mi sono “bagnato”! 🙂 Volete vedere la performance? Eccovi serviti:

Ma la cosa più importante è che, oltre ad imparare ad utilizzare i social network per quello che sono, facciate una donazione. Non importa se grande o piccola. Anche il più piccolo contributo è importante per la ricerca!

Per donare: http://www.aisla.it e http://fondazionestefanoborgonovo.it

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