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Settimana della Cultura 2010 – Atto II

Lo scorso venerdì si è tenuto il secondo evento organizzato da LanghiranoValley.it in occasione della XII Settimana Nazionale della Cultura. Al centro della serata il sistema operativo Linux, il mondo Open Source e il tentativo di ricercare, seppur in modo superficiale visto il poco tempo a disposizione, un pò di etica nel freddo mondo dell’information technology.

Un ringraziamento speciale devo farlo ai ragazzi del LUG Parma (in particolare Marco Albanese e Alfredo Cosco che hanno tenuto i due interventi) che hanno accettato il mio invito e hanno presentato in modo semplice ma puntuale e preciso le diverse attività svolte dal gruppo, aiutandoci a riflettere su un business model, quello open, molto lontano dalle tradizionali logiche economico-commerciali e forse, per certi aspetti, più vicino alla gente e rivolto al bene comune.

Abbiamo così tentato, per il secondo anno consecutivo, all’interno del progetto LanghiranoValley.it, ambizioso e forse anche megalomane, di regalare ai Langhiranesi qualche spunto di riflessione per crescere, maturare ed imparare ad utilizzare le enormi potenzialità tecnologiche oggi a disposizione della maggior parte di noi. Ci siamo riusciti? Abbiamo fallito? Domande dalle difficili risposte che però, credo, non tocca a noi affrontare. Noi ci abbiamo provato e ancora ci proveremo perchè crediamo in ciò che stiamo facendo e nell’importanza di un’educazione tecnologica che sia per tutti e alla portata di tutti.

Grazie anche a quanti hanno partecipato a questo incontro e ancora una volta, un grande grazie, alle aziende che hanno offerto l’aperitivo di fine incontro: Azienda Agricola “Gola mi fa” di Lini Fattori, Azienda Vitivinicola Lamoretti, Prosciutto & Vino da Alo, Terra ed Oro di Adele Groppi e MF Labs di Mirco Ferrari (si, sono sempre io). Chi era presente ha potuto toccare con mano l’alta qualità dei loro prodotti e la forte competenza e professionalità che infondono con infinita passione nel loro lavoro quotidiano, simbolo e segno di eccellenza del nostro territorio.

Naturalmente, come in tutti gli eventi e in tutte le manifestazioni, ci sono stati anche aspetti negativi e cose che non hanno funzionato e che meritano la giusta attenzione. Ma li analizzerò in un post a parte, nei prossimi giorni, quando avrò finito di codificare i video delle due serate e pubblicato il materiale messo a disposizione dai relatori.

E intanto…stiamo già pensando al prossimo evento!

A presto,
Mirco

L’open-source non fa più paura?

Colgo con piacere, anche se un pò in ritardo, lo spunto di riflessione proposto dall’amico Andrea che mi ha segnalato questo articolo per fare alcune considerazioni.

Premetto che giudicare certe scelte messe a punto da grandi aziende non è cosa facile e sicuramente soltanto il futuro permetterà di valutare la validità di strategie decisionali di questa portata. Di certo posso dire che da neo mac-user ho accolto con particolare entusiasmo l’apertura di un’azienda come Apple verso il mondo e la filosofia open-source. Rilasciare sotto licenza Apache 2.0 una tecnologia ritenuta strategica e fondamentale nelle politiche sia tecnologiche che di marketing per l’azienda è indubbiamente sinonimo di coraggio e di apertura verso un certo modus operandi che si discosta dai tradizionali schemi proprietari e chiusi a cui siamo abituati. Ci troviamo in una fase evolutiva del mercato IT in cui il bisogno di avere una community di sviluppatori affezionati, preparati e desiderosi di mettersi in mostra diventa ancora più importante del “segreto industriale”. Apple sa benissimo che aprire una tecnologia innovativa come GCD (General Central Dispatch) ai gruppi di sviluppatori open source (ma più in generale a qualunque sviluppatore software) non può che portare grandi benefici. Non credo infatti che tale scelta non sia stata presa alla leggera senza un’accurata valutazione dei possibili benefici a fronte dei rischi.

Le comunità di sviluppatori inizieranno a creare software ad hoc in grado di sfruttare al meglio la GCD e mi sembra inutile dire che più software esiste in commercio in grado di sfruttare una certa tecnologia e più il successo della stessa è assicurato e garantito. Comprereste mai una console se questa non offrisse giochi interessanti oppure un computer o un sistema operativo innovativo e all’avanguardia se non esistesse nessun software di pubblica utilità in grado di girare su queste piattaforme?

Ci troviamo in un momento in cui, nel mercato tecnologico in generale, esiste una grande e profonda competizione e concorrenza. Ci sono grandi aziende e grandi nomi che cercando a ritmi serrati di spartirsi il mercato e nessuno sembra intenzionato a cedere terreno agli avversari. BigG (così amo chiamare Google) continua ad invadere con sempre maggior determinazione gli ambiti di competenza degli avversari e da “semplice” (si fa per dire) motore di ricerca sta arrivando a produrre il proprio sistema operativo ed un proprio linguaggio di programmazione senza considerare il crescente numero di strumenti di sviluppo messi a disposizione degli sviluppatori. Recentemente Google si è affacciata sul mondo mobile rilasciando Android, un sistema operativo e annesso sdk di sviluppo per cellulari di nuova generazione. Nessun può impedire che domani inizi a produrre propri dispositivi e propri personal computer. La “guerra” tra Microsoft e Apple è tutt’altro che terminata e sempre di più la sopravvivenza di un’azienda si gioca sul filo del rasoio bruciando i tempi di sviluppo e realizzazione degli avversari. Non bastano più i dipendenti delle aziende stesse ma c’è sempre più bisogno di avere una mano da tutti quegli sviluppatori indipendenti, appassionati e fortemente competenti che mossi da una grande passione possono decretare o meno il successo di una tecnologia, a patto che questa venga loro messa a totale disposizione. Ecco il motivo fondante, a mio parere, di un’apertura da parte di un’azienda storicamente proprietaria come Apple verso il mondo open source. Poco tempo fa una cosa analoga è successa a Sun Microsystem che ha “aperto”, dopo diverse pressioni da parte della comunità open, il codice di Java.

C’è allora da chiedersi se è l’open source a non fare più paura oppure se le aziende, sotto forte pressione, si vedono costrette a ricorrere ad aperture di questo tipo per far fronte alle sempre più esigenti e pressanti richieste di mercato. Qualunque sia la risposta è chiaro che siamo di fronte ad una rivoluzione mentale e culturale in grado di portare, a mio avviso, grandi benefici a tutti, dallo studente (ricordo con immenso piacere il programma open source su cui ho lavorato durante la tesi e del quale ho potuto leggere, studiare e modificare il sorgente), al professionista, all’azienda stessa per arrivare infine all’utente finale che più di tutti può guadagnarci in termini di numero e qualità di applicazioni disponibili.