Web squared: evoluzioni del web

Vi consiglio di leggere l’interessante articolo disponibile qui per avere una vaga percezione della direzione verso la quale sta evolvendo il web dopo la rivoluzione del web 2.0.

Il web semantico, da alcuni indicato come web 3.0, non è forse pienamente rappresentativo per indicare ciò che realmente ci aspetta e che il guru Tim O’Reilly, già ideatore del termine web 2.0, ha definito come “web al quadrato”.

Già da tempo in rete si parla di “internet delle cose” (a tal proposito vi consiglio di dare un’occhiata a questo sito) per indicare una rete dove ad essere interconnessi non sono soltanto i tradizionali computer ma anche una serie di dispositivi muniti di sensori in grado di leggere ed inviare informazioni in rete. Non stiamo parlando soltanto di smartphone e cellulari evoluti ma più in generale di oggetti dotati o meno di una propria capacità computazione ed interconnessi in rete in grado di inviare (se intelligenti) o di fornire (se passivi come alcuni tag Rfid) informazioni e dati da condividere.

Siamo alle porte di una nuova era nella quale il web si arricchirà non soltanto dei contenuti inviati dagli utenti (testo, foto, video) ma anche di informazioni provenienti da sensori evoluti in grado di garantirci l’accesso ad un quantitativo di informazioni ancora superiore. Applicazioni, sino a poco tempo fa, di esclusiva competenza militare e note con il termine di “realtà aumentata” diventeranno di pubblico dominio aprendo scenari fino ad oggi inimmaginabili.

Non resta quindi che dare libero sfogo alla propria fantasia ed iniziare a pensare alle infinite possibilità che ci sono offerte da questi nuovi scenari. Come in ogni epoca di rivoluzione le cose da fare sono tante e le possibilità che si vengono a creare numerosissime. Tocca a noi saperle sfruttare per il bene comune e per una crescita sia personale che collettiva.

Da sviluppatore di software non vi nascondo di sentirmi eccitato nel pensare alle tante applicazioni che aspettano di essere pensate, ideate e create per sfruttare queste nuove tecnologie.

Aspetto i vostri commenti e le vostre riflessioni augurandovi nel frattempo un buon lavoro!

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L’open-source non fa più paura?

Colgo con piacere, anche se un pò in ritardo, lo spunto di riflessione proposto dall’amico Andrea che mi ha segnalato questo articolo per fare alcune considerazioni.

Premetto che giudicare certe scelte messe a punto da grandi aziende non è cosa facile e sicuramente soltanto il futuro permetterà di valutare la validità di strategie decisionali di questa portata. Di certo posso dire che da neo mac-user ho accolto con particolare entusiasmo l’apertura di un’azienda come Apple verso il mondo e la filosofia open-source. Rilasciare sotto licenza Apache 2.0 una tecnologia ritenuta strategica e fondamentale nelle politiche sia tecnologiche che di marketing per l’azienda è indubbiamente sinonimo di coraggio e di apertura verso un certo modus operandi che si discosta dai tradizionali schemi proprietari e chiusi a cui siamo abituati. Ci troviamo in una fase evolutiva del mercato IT in cui il bisogno di avere una community di sviluppatori affezionati, preparati e desiderosi di mettersi in mostra diventa ancora più importante del “segreto industriale”. Apple sa benissimo che aprire una tecnologia innovativa come GCD (General Central Dispatch) ai gruppi di sviluppatori open source (ma più in generale a qualunque sviluppatore software) non può che portare grandi benefici. Non credo infatti che tale scelta non sia stata presa alla leggera senza un’accurata valutazione dei possibili benefici a fronte dei rischi.

Le comunità di sviluppatori inizieranno a creare software ad hoc in grado di sfruttare al meglio la GCD e mi sembra inutile dire che più software esiste in commercio in grado di sfruttare una certa tecnologia e più il successo della stessa è assicurato e garantito. Comprereste mai una console se questa non offrisse giochi interessanti oppure un computer o un sistema operativo innovativo e all’avanguardia se non esistesse nessun software di pubblica utilità in grado di girare su queste piattaforme?

Ci troviamo in un momento in cui, nel mercato tecnologico in generale, esiste una grande e profonda competizione e concorrenza. Ci sono grandi aziende e grandi nomi che cercando a ritmi serrati di spartirsi il mercato e nessuno sembra intenzionato a cedere terreno agli avversari. BigG (così amo chiamare Google) continua ad invadere con sempre maggior determinazione gli ambiti di competenza degli avversari e da “semplice” (si fa per dire) motore di ricerca sta arrivando a produrre il proprio sistema operativo ed un proprio linguaggio di programmazione senza considerare il crescente numero di strumenti di sviluppo messi a disposizione degli sviluppatori. Recentemente Google si è affacciata sul mondo mobile rilasciando Android, un sistema operativo e annesso sdk di sviluppo per cellulari di nuova generazione. Nessun può impedire che domani inizi a produrre propri dispositivi e propri personal computer. La “guerra” tra Microsoft e Apple è tutt’altro che terminata e sempre di più la sopravvivenza di un’azienda si gioca sul filo del rasoio bruciando i tempi di sviluppo e realizzazione degli avversari. Non bastano più i dipendenti delle aziende stesse ma c’è sempre più bisogno di avere una mano da tutti quegli sviluppatori indipendenti, appassionati e fortemente competenti che mossi da una grande passione possono decretare o meno il successo di una tecnologia, a patto che questa venga loro messa a totale disposizione. Ecco il motivo fondante, a mio parere, di un’apertura da parte di un’azienda storicamente proprietaria come Apple verso il mondo open source. Poco tempo fa una cosa analoga è successa a Sun Microsystem che ha “aperto”, dopo diverse pressioni da parte della comunità open, il codice di Java.

C’è allora da chiedersi se è l’open source a non fare più paura oppure se le aziende, sotto forte pressione, si vedono costrette a ricorrere ad aperture di questo tipo per far fronte alle sempre più esigenti e pressanti richieste di mercato. Qualunque sia la risposta è chiaro che siamo di fronte ad una rivoluzione mentale e culturale in grado di portare, a mio avviso, grandi benefici a tutti, dallo studente (ricordo con immenso piacere il programma open source su cui ho lavorato durante la tesi e del quale ho potuto leggere, studiare e modificare il sorgente), al professionista, all’azienda stessa per arrivare infine all’utente finale che più di tutti può guadagnarci in termini di numero e qualità di applicazioni disponibili.

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Office 2010 sarà disponibile anche online

In queste ultime ore sta circolando in rete la notizia, diffusa dai vertici della Microsoft durante una fiera di settore, che Office 2010, la prossima release della nota suite per ufficio della casa di Redmond, sarà fruibile anche online, gratuitamente. Forse è proprio quest’ultimo aspetto a sorprendere e sbalordire più di tutti. La nuova versione di Office quindi, che sarà disponibile entro il primo semestre del prossimo anno, sarà quindi utilizzabile online, proprio come accade per la corrispondente suite creata da Google, denominata Google Docs, che permette in modo semplice ed intuitivo di creare documenti di testo, presentazioni, fogli di calcolo, condividendo comodamente il lavoro con i propri collaboratori attraverso l’utilizzo del solo browser.

Si tratta molto probabilmente di una scelta obbligata che Microsoft ha dovuto affrontare per rispondere colpo su colpo alla spietata e dura concorrenza messa in atto da Google, che dopo aver creato un suo proprio browser, Chrome, proprio nei giorni scorsi ha annunciato di avere in cantiere un proprio sistema operativo, particolarmente leggero e web based, pensato in particolare per i netbook, la nuova frontiera del portable computing. Certo che gli introiti generati dalla vendita di Office dovranno in qualche modo essere compensati attraverso altri canali. C’è chi sostiene che a colmare questo buco nel budget sarà la pubblicità online, presente nelle pagine di office 2010 Online, e che ormai, sempre più, sembra essere una delle principali forme di sostentamento economico di moltissimi progetti commerciali e non.

Molto probabilmente, in questo modo, Microsoft riuscirà a guadagnare anche da utenti che, in altre condizioni avrebbero fatto uso solo di copie pirata di Office e che, utilizzandolo online gratuitamente, andranno ad alimentare la grande macchina degli advertising.

Certo è che questo clima di forte competizione sta alterando in modo forte e marcato tante dinamiche che per anni sono rimaste fisse e statiche, tanto da divenire quasi elementi immutabili nel panorama del software. Chi avrebbe detto o pensato solo qualche anno fa che Office sarebbe diventato gratuito?

Sempre più poi, il browser diventa il contenitore ideale all’interno del quale possiamo utilizzare le applicazioni più svariate di produttività e svago, dai pacchetti specifici per ufficio ai videogiochi.

Insomma, il panorama è più in evoluzione che mai e le prospettive presentate dal web diventano di giorno in giorno sempre più affascinanti e stimolanti, sia per gli end user che per chi, come me, ogni giorno è impegnato in prima linea nello sviluppo di applicazioni web oriented.

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Ottimismo, creatività e intraprendenza

L’Italia ha devvero bisogno di uomini con questo spirito e con questo pensiero non solo per far fronte all’attuale situazione socio-economica ma più in generale per dare al nostro paese quel lustro e quello splendore che in passato ci ha sempre distinto e caratterizzato.

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Google Developer Day 2008 a Milano


Il 21 ottobre 2008 a Milano si terrà il Google Developer Day, un’intera giornata per apprendere, conoscere e toccare con mano le API, i tool e le soluzioni che Google mette a disposizione degli sviluppatori per creare applicazioni mobili, sociali, geografiche ed Ajax oriented. Maggiori informazioni sono disponibili sulla pagina dedicata all’evento.

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JavaFX SDK Preview: Think Creative – Be Creative!

Oggi, 31 luglio 2008, dopo l’annuncio fatto in occasione della JavaOne Conference lo scorso maggio, è stata rilasciata la preview release di JavaFX disponibile al download al seguente indirizzo: http://www.javafx.com/.

JavaFX è una piattaforma pensata per creare ed implementare le ormai tanto chiacchierate RIA (Rich Internet Application) ossia applicazioni web con elevato grado di interattività tale da ridurre al minimo quel sottile confine che le separa dalle ormai “obsolete” desktop application. La direzione per il futuro è stata tracciata. Le applicazioni di nuova generazione saranno sempre più web oriented e dovranno essere multipiattaforma per permetterci di fruire dei contenuti di nostro interesse su diversi dispositivi, fissi o mobili che siano. All’orizzonte si intravedono nuove sfide per definire e costruire interfacce usabili e a misura d’uomo. Così come interessante sarà vedere chi tra Microsoft (con Silverlight), Adobe (con Flex) e Sun (con JavaFX) vincerà la sfida delle piattaforme RIA oriented.

A chi fosse interessato all’argomento consiglio il seguente blog: http://blogs.sun.com/javafx/

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Google Code Jam: pronti, partenza, via!

Nei mesi di Luglio e Agosto, oltre al sole che sembra a fatica fare capolino nelle nostre giornate, ci sarà qualcosa che sicuramente potrà rendere infuocate le giornate di molti sviluppatori di tutto il mondo: il Google Code Jam, una sfida all’ultimo algoritmo. Le iscrizioni sono aperte e se siete developer che danno il meglio in condizioni di forte pressione e stress potrebbe forse valere la pena provarci. In palio ci sono premi in denaro e viaggi nei pressi dei Google office che per i più abili potrebbero trasformarsi nella finale direttamente presso il quartier generale di Mountain View oltre naturalmente a tanta…fortuna e gloria! ;-)

Maggiori informazioni sul sito dell’evento: http://code.google.com/codejam/

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“Automatizzo” ergo sum

Quasi ogni giorno mi viene richiesta l’implementazione di un processo di automazione. Automatizzare ad ogni costo ogni processo produttivo aziendale sembra essere per molti la chiave del successo. L’automazione è l’impiego di una o più tecnologie al fine di “realizzare operazioni
ripetitive, o complesse, o impossibili all’uomo” (Wikipedia). Esiste un limite a tutto questo? Esiste una circostanza nella quale ha senso dire al proprio committente che quella cosa deve farsela a mano? Sino a che punto ha senso automatizzare e quando bisogna fermarsi? Attraverso quali strumenti possiamo valutare se i vantaggi di un’operazione di automazione giustificano i costi?

Naturalmente si accettano ben volentieri consigli e risposte.

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